domenica, Giugno 20, 2021
Home BLOG BlackFriday Clausole vessatorie nel Codice del Consumo

Clausole vessatorie nel Codice del Consumo

Il #CodicedelConsumo, parte III, artt. 33 e ss., disciplina i #contratti del #consumatore in generale, con particolare attenzione alle cc.dd. #clausole vessatorie delle quali riporta un’estesa elencazione.

Ai sensi dell’art. 33 c. II, si presumono #vessatorie, inoltre, fino a #provacontraria, le clausole che hanno per oggetto, o per effetto, di escludere o limitare taluni #diritti del consumatore, prevedendo ad esempio un #impegno definitivo del consumatore mentre l’esecuzione della #prestazione dell’impresa è subordinata a una condizione il cui #adempimento dipende unicamente dalla sua volontà; oppure consentire all’impresa di trattenere una somma di #denaro versata dal consumatore se quest’ultimo non conclude il #contratto o recede da esso, senza prevedere il diritto del consumatore di esigere dall’impresa il doppio della #somma corrisposta se è quest’ultimo a non concludere il contratto oppure a recedere; ovvero stabilire un termine eccessivamente anticipato rispetto alla #scadenza del contratto per comunicare la #disdetta al fine di evitare la tacita proroga o rinnovazione.

Sostanzialmente, la vessatorietà si evince dal fatto che malgrado la #buonafede, dette clausole determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.

La vessatorietà di una clausola è valutata tenendo conto della natura del #bene o del #servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento della sua conclusione ed alle altre clausole del contratto medesimo o di un altro collegato o da cui dipende (art. 34 c. I). La valutazione del carattere vessatorio della clausola non attiene alla determinazione dell’oggetto del contratto, nè all’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi, purché tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile (art. 34 c. II): in caso di dubbio sul senso di una clausola, prevale l’interpretazione più favorevole al consumatore.

Nell’ottica di rafforzare la #tuteladelconsumatore, classicamente inteso come contraente debole, il codice adotta il rimedio delle #nullità di protezione (art. 36) in relazione a quelle clausole che abbiano per oggetto o effetto quello di:

a) escludere o limitare la #responsabilità del professionista in caso di #morte o danno alla #persona del consumatore, risultante da un fatto o da un’omissione del professionista;
b) escludere o limitare le azioni del consumatore nei confronti del professionista o di un’altra parte in caso di inadempimento totale o parziale o di adempimento inesatto da parte del professionista;
c) prevedere l’adesione del consumatore come estesa a clausole che non ha avuto, di fatto, la possibilità di conoscere prima della conclusione del contratto.

Le clausole vessatorie sono da considerarsi nulle nonostante siano state oggetto di specifica #approvazionescritta, salvo trattativa. A tale riguardo, sorgono dubbi circa il fatto che vertendosi in tema di #contrattotelematico, concluso cioè mediante la tecnica del #pointandclick, si possa sostenere che il #consenso del consumatore si sia legittimamente formato, dal che ne consegue che la nullità non possa essere pacificamente esclusa ma è onere dell’impresa di provare l’esistenza di trattative.

Sotto il profilo dell’accertamento della vessatorietà della clausola, si evidenzia come la stessa possa essere rilevata d’ufficio dal #giudice. Ciò nonostante, è purtroppo noto come le imprese abusino dell’affidamento del consumatore più o meno inconsapevolmente, perché magari non costruiscono adeguati #moduli contrattuali attraverso il ricorso ad un professionista , disattendendo così le prescrizioni normative. Da questo punto di vista, chi commercia per via #elettronica nell’ambito del #businesstoconsumer non solo si espone alla pronuncia di #invalidità, ma anche al #rischio di subire un’azione giudiziale che comporta l’applicazione di gravose #sanzioni amministrative.



Must Read