domenica, Giugno 20, 2021
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Fatti il letto: il mondo si cambia con le piccole cose

Quando ho acquistato il libro dell’Ammiraglio William Mc. Raven non ero affatto convinta.

Fatti il letto, questo il titolo, aveva tutte le premesse per rivelarsi il classico libretto american-style che, in qualche modo, ti vendeva l’altrettanto classica formula per il successo travestita da parabola moralizzante.

Ed invece no, è stata una piacevole sorpresa.

Dieci capitoli, dieci episodi, dieci insegnamenti: questa è la storia dell’autore, un marines USA che ci racconta il proprio percorso verso la crescita e la consapevolezza, un percorso tutto in salita, quello del proprio addestramento militare, secondo la nota combinazione lacrime-sudore-sangue.

Mc. Raven racconta la propria storia davanti agli adulti-to be ovvero i laureandi dell’Università del Texas, in occasione della cerimonia di consegna dei diplomi del 2014 ad Austin.

Una platea che non aspettava altro di essere ispirata e motivata, e così è stato:

Se la mattina vi fate il letto, avrete portato a termine il primo compito della giornata. Questo vi darà la sensazione di orgoglio e vi incoraggerà a concluderne un altro, e poi un altro ancora. Farsi il letto, inoltre, rimarca la consapevolezza che nella vita le piccole cose contano. Se non sapete fare le piccole cose, non ne farete mai di grandi“.

Iniziate la giornata portando a termine un compito. Bisogna assumere impegno di fare dapprima cose modeste, piccole. Il segreto non risiede nel fare grandi cose subito, quanto nel farne di semplici ma quotidianamente, con costanza e dedizione ogni giorno, alla stregua di un appuntamento fisso. Ecco così che rifarsi il letto assurge a metafora dell’impegno verso il successo, attraverso un percorso di sacrificio, responsabilità, tenacia e ricerca della consapevolezza.

Non potete farcela da soli. Ci saranno occasioni nella nostra vita che non potremo tuttavia affrontare in solitudine, sebbene il fascino della sfida sia prepotente e la tentazione di invocare la vittoria uno contro tutti sia ancora più forte. La vita potrebbe non risparmiarci momenti tragici e più grandi di noi, dunque è opportuno affidarsi agli altri, trovando conforto, forza ed energia nel sostegno del prossimo, della squadra. I grandi traguardi si condividono, non si può sempre pagaiare da soli, il nostro successo dipende dagli altri.

Quel che conta è la grandezza del cuore. Dal singolo e dalla squadra, da come reagiscono, da come ti sostengono e da come affronti le sfide e ti rapporti agli altri, ti rendi conto di come la differenza verso il successo la faccia la grandezza del cuore. Suggestivo tagliare i traguardi, i nastri del successo ma, prima di tutto, prima ancora di mostrare i muscoli, arriva la forza del muscolo più potente di tutti, il cuore. La fonte di tutte le fonti di ispirazione e motivazione. Grandezza di cuore come sinonimo di onestà, pulizia, trasparenza, integrità.

La vita non è giusta. La più vera delle banalità. Inutile girarci intorno, per quanto si facciano programmi, progetti, piani vòlti alla realizzazione dei nostri più ambiziosi obiettivi, non avremo mai la certezza e la garanzia del successo. La vita è beffarda, gli esiti infausti, polemizzare e demonizzare sarebbe un gratuito dispendio di energia, una battaglia contro i mulini a vento.

L’insuccesso può rendervi più forti. I veri leader devono imparare dai propri fallimenti, approfittare degli errori – dai quali nessuno è immune – per motivarsi e non avere paura di provare ripetutamente o di prendere decisioni ogni volta più difficili, più faticose e impegnative. Bisogna adottare una nuova filosofia dell’errore, ovvero sia permettere agli insuccessi di insegnarci qualcosa e di prepararci a far fronte alla prossima sfida.

Osate il massimo. D’accordo, la vita è ingiusta, la strada è in salita. Che fare dunque, smettere di vivere? Giammai. L’esistenza di ciascuno è una lotta quotidiana contro l’insuccesso che altro non è se non una leva verso il miglioramento. Superare i propri limiti, andare oltre i propri schemi, osare il massimo del proprio potenziale, non necessariamente per vincere quanto per dimostrare a se stessi di avere almeno la chance della vittoria.

Tenete testa ai prepotenti. Il mondo è popolato da bulli, da prepotenti che si alimentano della nostra paura e prosperano grazie ai nostri timori. Dunque la chiave per tenere testa a questi soggetti – che altro non sono se non la metafora dell’insuccesso e degli ostacoli – è armarsi di coraggio oppure di comportarsi come se quel coraggio fosse già parte di noi, la confidenza sarà la leva per reagire all’arroganza dei più.

Dimostratevi all’altezza. E se non saranno i prepotenti, la vita ci metterà di fronte ad altro genere di prova, ad esempio la perdita di una persona cara, un momento buio della nostra vita. Coraggio, grandezza di cuore e l’appoggio della nostra squadra – che nel frattempo, se saremo stati intelligenti ed attenti, avremo coltivato ed alimentato – ci aiuteranno proprio in questi momenti a crescere e progredire.

Date speranza alle persone. Quando siete nel fango fino al collo, mettetevi a cantare. La speranza è il più potente motore dell’universo. Condividere la speranza, poi, è la sublimazione di quella grandezza. La speranza è ispirante per sé e per gli altri che ascoltano il nostro canto.

Non mollate mai. Infine, non abbiamo granché scelta se non quella tra vivere e sopravvivere. Convogliamo tutti i nostri sforzi, sacrifici, battaglie verso obiettivi di vita e di successo (quasi un’endiadi). Diversamente, se permetteremo ai prepotenti e agli ostacoli di debilitarci e di impoverirci, saremo destinati ad una mera sopravvivenza.

La via per la consapevolezza e la crescita comincia ogni mattina, rifacendoci il letto.

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