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Le faremo sapere: il lato inumano delle selezioni

Primo Maggio 2021

Non è un caso se ho scelto di pubblicare la recensione del libro Selezioni Inumane di Denis Murano e David Buonaventura per Anteprima Edizioni proprio oggi.

Ne ho letto la nuova edizione, arricchita dalle testimonianze di coloro i quali hanno subito il classico trattamento inumano da parte di recruiter e/o aziende all’atto di sostenere un colloquio di lavoro, di confrontarsi con il mercato o di sfidare i luoghi comuni.

Insomma, un teatro – teatrino, sarebbe meglio – di cui mai si parla abbastanza e del quale, spesso e volentieri, si omettono gli aspetti più imbarazzanti, grotteschi, crudeli.

Questo è un libro scritto a quattro mani e a due voci, sicuramente non due voci a caso, poiché è il racconto in forma di coro e controcoro di episodi di selezione del personale, rispettivamente visti e vissuti attraverso gli occhi del recruiter Dottor X e dal candidato David.

Una narrazione onesta e nuda – che non eccede nelle licenze della fantasia – eppure politicamente scorretta, tanto è imbarazzante.

Eh già, perché la verità – o la rappresentazione verosimile della realtà – sa essere imbarazzante nella sua amarezza: quando ti sembra che abbiano toccato il fondo, ecco che la pagina successiva ti stupisce, con qualcosa di persino più negativo, scorretto, inumano appunto.

Due voci, dicevamo. Due storie parallele che ci mostrano gli scheletri nell’armadio dei recruiter, fantocci inconsapevoli nelle mani di aziende ignoranti e che popolano ahimè il sottobosco imprenditoriale, carnefici a loro volta di candidati alla ricerca di un nuovo posto di lavoro, magari il primo, magari migliore di quello precedente, ignari di essere i capri espiatori dei capricci e della vanità di AD, Presidenti, Top Management in cerca d’autore.

Lasciate stare le favole fuori da questo libro: qui ci sono porte in faccia, maschilismo, pregiudizi, discriminazioni, ricatti, miseria, ipocrisia e paradossi. Se siete alla ricerca dei veri motivi per i quali vi scartano, Selezioni Inumane farà per voi. E sarà il miglior percorso di autostima e crescita di cui non vi pentirete. Come mai? Perché gli Autori hanno stretto un patto di onestà coi propri lettori e hanno abbandonato ogni logica di marketing per parlarvi dritto negli occhi dello schifo che si cela dietro il mondo della selezione (il quale non avrebbe granché a vedere né con soft né con hard skills).

Le aziende sono fatte di persone, diceva il nostro Denis Murano. Bene, come già ho avuto modo di dire, alcune persone sono proprio di merda e non perdono occasione per dimostrarlo, come in questo libro. Il livello di mortificazione ed umiliazione cui vengono portati i nostri candidati ti lascia senza parole, al punto tale che gli stessi arrivano a dubitare delle proprie competenze e professionalità, senza rendersi conto invece di essere solo delle vittime di una qualunque selezione inumana, a prescindere dal loro cv.

Le premesse, ecco, sembrerebbero non promettere nulla di buono. Ed invece, sono riuscita a trovare la vera chiave di lettura – quella sommersa, latente, elegante – che sancisce definitivamente la distanza dal manuale win-win-win e che, attraverso il fallimento della comunicazione nei rapporti interpersonali, fa di questo libro il luogo del successo differito, mediato, implicito.

Credetemi, in un mondo in cui tutti urlano ubique le proprie formule magiche, questa è una perla rara.

Prima di tutto, è importante sottolineare come la maggioranza del mondo dei recruiter non corrisponda al ritratto che questo libro ne fa: gli stessi Autori dichiarano che si tratta della minoranza, una pessima minoranza. E questo è già incoraggiante, benché non sufficiente a togliermi dalla testa il seme della sfiducia.

E poi, arriva l’illuminazione, ricordate le due voci? Ecco, abbiamo sì a che fare con un mondo sporco e difficile ma il riscatto è assolutamente possibile e la professionalità non è un unicorno.

Prendete il Dottor X ad esempio: misogino, odia profondamente le persone ed anzi, diciamocela tutta, gli stanno profondamente sul cazzo. Ma sono proprio le sue parole, i suoi gesti, la sua ambiguità, la sua ambizione, il suo essere in bilico tra aziende corrotte e candidati innocenti a farci comprendere, per sottrazione, quale sia l’amore e il rispetto che egli nutre nei confronti delle persone. Un esercizio di virtù e un modello di professionalità sottile, non convenzionale.

Anche il nostro candidato David è a modo suo un esempio: ingenuo, sgobbone, fiducioso, e forse anche un po’ sfigatello, nel progresso della narrazione subisce una metamorfosi, assistiamo cioè alla sua personale nemesi. La sua è una storia di crescita, è la conquista della consapevolezza personale e professionale.

Dunque, malgrado le apparenze vogliano farci credere che nessuno si salva e che l’incompetenza è parente dell’arroganza, arriviamo a chiudere le pagine di questo libro con la speranza che sia possibile un nuovo umanesimo e che dal letame possa nascere un fiore (forse).

Selezioni Inumane: ho visto di meglio, ho fatto di peggio.

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