domenica, Giugno 20, 2021
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Etica e Cittadinanza: per una nuova idea di Umanesimo

Ho letto e recensito per la mia rubrica Pump Up the Volume il libro Etica e Cittadinanza dello scrittore e filosofo Franco Riva, per Edizioni Lavoro.

Un libro faticoso, pregno di spunti di riflessione, stratificato. Ne sono uscita provata, non è una lettura liscia, eppure soddisfatta. Affronta tematiche distanti dai precedenti libri che ho recensito ed è stato bello condividerne la lettura a metà della rubrica che, giunta al sesto appuntamento, si avvia alla conclusione.

L’autore indaga il rapporto tra Etica e Cittadinanza, giungendo a dirci come la prima non preceda la seconda ma quest’ultima non possa al contempo esistere senza l’altra.

Etica e Cittadinanza si ergono a metafore dello Ying e Yan, si fronteggiano di continuo e, in qualche modo, si limitano reciprocamente: mentre l’Etica disegna i confini del comportamento del cittadino – con la conseguenza che tutto ciò che si discosta dal modello è corruzione – la Città è il luogo di espressione dell’Etica, laddove vengono poste in essere pratiche di prossimità e vita partecipata.

L’autore rappresenta questa relazione attraverso una serie di concetti chiave: solidarietà, democrazia, responsabilità, eguaglianza, inclusione, lavoro, giustizia, libertà, rispetto.

La città non è soltanto un luogo, secondo la visione dell’autore è la dimensione sotterranea dell’esistenza umana: abitare è così l’essenza della cittadinanza, nella sua accezione dinamica. Non a caso si parla di movimento, anziché residenza. Abitare vuol dire prossimità, nella misura in cui la città è la misura della distanza e la cittadinanza è il legame tra le persone e delle persone col territorio. In questo contesto, l’etica è l’insieme dei principi ispiratori del dimorare – nella misura in cui qualifica il costruire – e del movimento sul territorio. Un movimento che si fa ricerca, conquista e comprensione del luogo e delle persone che lo abitano.

Perché, secondo l’autore, la città non appartiene a nessuno eppure tutti i cittadini le appartengono, in un continuo gioco di equilibri tra chi resta, chi arriva e chi parte, a disegnare così il dualismo tra cittadini e stranieri.

Su questa premessa, si fonda il concetto più importante di tutto il libro, almeno secondo la mia interpretazione: quello di ospitalità. Non è un caso, infatti, se ospite è sia colui che ospita sia colui che viene ospitato.

Il senso profondo della relazione tra persone sta proprio in questa identità di significato: ciascuno di noi è ospite e la collettività nasce dalla comunione tra persone, cittadini e stranieri che si rispettano e si riconoscono parte integrante di un territorio che, in fondo, non appartiene a nessuno ma è di tutti.

La città è il luogo della trasformazione incessante: degli spazi fisici in luoghi dell’abitare, della distanza in prossimità“.

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