mercoledì, Settembre 22, 2021
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Vorrei ma non post

In attesa di parlare di comunicazione assertiva con Pierluigi Troilo, ne approfitto per condividere una riflessione.

Come sapete, mi occupo di diritto d’impresa, legal management e strategia: il che significa (anche) non ignorare il valore della comunicazione quale asset strategico.

Perché vedete, il problema non è (non) avere grandi budget ma spenderli per i professionisti (?) sbagliati che compromettono i risultati del lavoro di altri.

Iniziamo da qui, e spendiamo le prime righe sparse di un ipotetico manifesto proprio con riguardo ai social network.

Non è comunicazione, se le tue caption sono un assembramento di font e caratteri speciali.

Non è comunicazione, se non hai il controllo del numero di emoticon – che tra l’altro posizioni ad cazzum – perché non sei in grado di esprimere un concetto a parole.

Non è comunicazione, se non conosci la punteggiatura. I puntini di sospensione…

Non è comunicazione, se fai un uso selvaggio di grassetto o maiuscolo e non ti rendi conto che così facendo stai urlando attraverso un megafono.

Non è comunicazione, se i tuoi post traboccano di errori, refusi (?) e obbrobri: non è licenza poetica ma di uccidere, in questo caso una lingua preziosa della quale dimostri di ignorare ortografia, sintassi e grammatica. 

Non è comunicazione, se le tue grafiche sono ridondanti, sovrabbondanti, pacchiane.

Non è comunicazione, se ti parli addosso diventando la vanity metric più pericolosa per il tuo cliente.

Non è comunicazione, se la tua strategia di marketing non conosce storytelling.

Non è comunicazione, se tutto quello che sai fare è pescare foto anonime dal web e appiccicarci un aforisma.

Non è comunicazione, se non hai almeno una linea editoriale.

Non è comunicazione, se guardi con sufficienza alle campagne di Advertising.

Non è comunicazione, se ti limiti a parlare.

Non è comunicazione, se non sai ascoltare.

Non è comunicazione, se non sai apprezzare la differenza tra parlare semplice e parlare banale.

Potrei andare avanti ad oltranza.

La comunicazione social non è un rifugio per i disperati o i disoccupati dell’offline e neppure il luogo del riciclo e del patchwork.

La comunicazione d’impresa è parte strutturale della strategia e, come tale, è paragonabile ad una componente patrimoniale. Incorpora e trasmette vision, mission e valori di un business che voglia avere prospettive e consistenza.

Il Mercato è spietato con analfabeti e comunicatori di ritorno: chi non sa comunicare o non adegua la propria comunicazione è fuori oppure si accontenti di popolare il sottobosco, si prepari ad un alto turn-over di clienti mediocri o insolventi e ad intercettare il consenso di soli parenti ed amici.

Torniamo a coltivare abilità, conoscenze e talento. Pratichiamo la competenza e la creatività consapevole.

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