domenica, Giugno 20, 2021
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Assertività al lavoro: alla scoperta di una comunicazione efficace

Quando ho selezionato il nuovo libro di Pierluigi Troilo, Assertività al Lavoro, Antemprima Edizioni, per la mia rubrica non credevo lo avrei trovato così tanto interessante. Mi sono presto ricreduta, questo manuale è assai ricco di spunti ed è utile, grazie agli esercizi pratici che ti guidano alla comprensione ed assimilazione dei contenuti e concetti espressi.

Il libro si pone l’obiettivo di fornire alcuni elementi chiave per far sì che il nostro parlare, il nostro agire, il nostro modo di essere non siano frutto di automatismi, abitudini eteroindotte bensì consapevoli, costruttivi e, appunto, assertivi ovvero efficaci. Si parte dall’assunto secondo il quale spesso ci capita di vivere situazioni in cui si percepisce il fatto di non aver avuto reazioni appropriate, vuoi per passività o remissività vuoi per un eccesso di aggressività od impulsività: il risultato è la frustrazione, l’insoddisfazione e la perdita di fiducia e confidenza nelle proprie capacità. Il libro di Troilo interviene in questo contesto e ci spiega come non farsi fagocitare dagli eventi, dalle emozioni, dalle abitudini ed anzi, come rispondere a questi consapevolmente.

Il mezzo è quello di mettere in atto una comunicazione assertiva, cioè efficace nel garantire delle relazioni e degli stati emotivi equilibrati tra gli estremi della passività ed aggressività. La comunicazione assertiva, nelle intenzioni dell’autore, è la chiave di volta per reagire alle situazioni, vincendo quel modo automatico, inefficace e magari ereditato da risalenti credenze o abitudini dal quale difficilmente o inconsciamente non riusciamo ad emanciparci.

Premesso che la comunicazione si riferisce ad una situazione di interazione tra due o più soggetti ed è tanto più costruttiva ed efficace quanto più questi ultimi instaurano un legame circolare e un luogo virtuoso di scambio, l’autore ci accompagna alla scoperta di ciò che caratterizza per assertivo un comportamento, quale viatico per il raggiungimento di obiettivi personali e professionali.

Viene dunque richiamata l’attenzione a comportamenti partecipi e proattivi, a condotte responsabili e confidenti, alla piena manifestazione di sé, alla costruzione di un percorso di autoconsapevolezza e, dunque, di crescita: l’interazione non può prescindere dalla coltivazione della sfera del singolo.

Il libro di Troilo parte dall’analisi del contesto in cui avvengono le interazioni comunicative e relazionali, quindi ne illustra le regole ed i meccanismi, infine si concentra sull’accezione di comunicazione interpersonale che presuppone, a sua volta, la comunicazione assertiva.

Per essere assertivi, ci spiega l’autore, non basta avere il governo della parola, cioè la comunicazione non è un mero assemblaggio verbale (giacché, esiste anche il linguaggio paraverbale e non verbale), ma bisogna considerare il nostro interlocutore: diversamente, si tratterebbe di comunicazione inefficace. A tale riguardo, ci chiediamo, quando la comunicazione è inefficace? Le cause dell’insuccesso possono essere le più svariate e, fondamentalmente, attengono alla limitatezza del canale comunicativo, alla inadeguatezza del gergo adottato, a differenze culturali o momenti di scarsa concentrazione. Nondimeno, poiché la comunicazione è intrinsecamente un fatto relazionale, affinché si parli di efficacia, è necessario che non solo il mittente sia consapevole ma che anche il destinatario si ponga in una condizione di ascolto attivo. Ciascuno di questi soggetti, cioè, dovrà assumersi la responsabilità della comunicazione.

Ma quali sono gli indici di una comunicazione assertiva? Premesso che “quando una persona asserisce qualcosa, la afferma con convinzione e mancanza di remore, pienamente convinta di ciò che sostiene, assumendosi la responsabilità di ciò che dice e fa“, un comportamento può definirsi assertivo nella misura in cui si collochi in una posizione di equilibrio tra gli estremi negativi e disfunzionali della passività e dell’aggressività. Essere assertivi dunque vuol dire adottare un comportamento mirato al perseguimento di un determinato obiettivo, comunicandolo con autenticità e senza mancare di rispetto al proprio interlocutore.

Come sostiene l’autore, “la persona assertiva è in grado di comprendere gli altri e rispettarli, allo stesso modo però è capace di salvaguardare i propri diritti, difendere la propria indipendenza di giudizio e la propria dignità“. Va da sé, pertanto, come l’assertività sia uno strumento volto a tutelare la propria sfera di diritti ed interessi senza tuttavia sacrificare o mortificare quelli altrui e si candida ad essere, in ambito comunicativo, lo strumento eletto per il perseguimento dei propri obiettivi, al netto delle logiche della manipolazione. L’invito è dunque quello di praticare un ascolto attento e fiducioso, di esporci in maniera onesta, chiara ed autentica, di costruire con un scopo.

L’assertività pertanto diventa un carattere chiave della comunicazione strategica e, se praticata consapevolmente e responsabilmente, ci conduce a ben interagire con gli altri sia sul piano personale che lavorativo, senza abdicare ai nostri diritti ed obiettivi, anzi supportandoli e, soprattutto, ci rende capaci di affrontare e governare le eventuali situazioni di conflitto comunicativo e relazionale.

L’impegno che ci viene chiesto è “soltanto” quello di praticarla questa assertività, ovvero di agire concretamente ponendosi nello status mentale di chi agisca come se già fosse assertivo: “agisci mentre hai paura, piuttosto che aspettare di non averne più“.

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