lunedì, Settembre 20, 2021
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80/20 La formula vincente

Ho deciso di chiudere questo primo ciclo di recensioni per la mia rubrica Pump Up the Volume con il libro del famoso Richard Koch “80/20 La formula vincente” edito da Anteprima Edizioni. Avevo alcuni dubbi, forse pregiudizi e, vi confesso, la lettura ragionata del libro non mi ha comunque aiutata a scioglierli, insomma, non mi ha convinta del tutto.

Sarà che sono figlia di una certa mentalità dove per avere il massimo, devi dare il massimo, sarà che reagisco con sospetto nei confronti di chi sostenga slogan del tipo “meno lavoro, meno fatica, più risultati, più successo”. Probabilmente è il claim che è sbagliato e fuorviante, poiché la tesi portata dall’autore in questo libro è meno banale di quanto credessi.

Mi spiego meglio. Il libro si basa sull’applicazione del principio della minimizzazione degli sforzi, promettendo la massimizzazione dei risultati, sull’assunto preliminare della c.d. Idea Grandiosa, ovvero che il 20% delle persone, delle forze naturali, economiche o di qualsiasi altro genere, che siano osservabili nella realtà quotidiana, porta a circa all’80% dei risultati, della produzione o degli effetti.

Perché dunque investire il massimo, quando è notorio come sia sufficiente soltanto il 20% delle nostre energie per raggiungere un obiettivo di successo?

Lascerò per un momento da parte le mie resistenze mentali – forse pronipoti di una vaga etica calvinista del lavoro, della fatica, del sacrificio e della ricompensa – e mi concentro sui pregi di questo libro, partendo dalle due leggi governanti questo famoso Metodo Koch: la prima è la legge della concentrazione, ovvero ottenere il minimo per il massimo; la seconda è quella del progresso, secondo la quale possiamo ottenere il massimo con il minimo.

L’autore oscilla tra la provocazione e l’onestà intellettuale: la prima consiste nel mettere in discussione la nostra tradizionale e precostituita forma mentis, tutta focalizzata sul predetto principio della massimizzazione; la seconda è l’avvertimento circa l’eccezionalità della sua stessi tesi, nella misura in cui ci precisa come coloro i quali raggiungono il successo, impiegando il 20% delle loro risorse sono degli individui non comuni, dotati di poteri o talenti fuori dall’ordinario.

Eh eh eh, caro il mio Koch, allora vedi che non è così democratica o universale la tua formula? Con buona pace del nostro orgoglio, amor proprio, autostima (chiamatela come volete), buona parte degli esseri umani è comune, con umane emozioni, resistenze, limiti, vaglielo a spiegare a loro come perseguire gli obiettivi impiegando un misero 20%…più facile a dirsi che a farsi!

Comunque, il pregio c’è in questa teoria ed è anche apprezzabile: ci dice infatti Koch che se iniziamo a seguire la logica del massimo con il minimo, faremo un grandissimo passo in avanti, poiché inevitabilmente dovremo metterci nella condizione mentale di dover pensare a come poter agire in modo diverso, per raggiungere i nostri obiettivi con meno risorse a disposizione, insomma, una versione rivisitata del principio “less is more“.

Dunque, anche se non riusciremo a raggiungere perfettamente e fedelmente i nostri scopi, una cosa è certa ovvero avremo sbloccato la nostra zona di comfort mentale, emotiva e psicologica, a favore di un nuovo modo di pensare e di affrontare la realtà, sviluppando nuove forme di interazione col mondo che ci circonda ed innestando così nuove dinamiche.

Un percorso alla conquista di una maggior consapevolezza, questo è certo.

Fate la differenza. Nessuno può farlo per voi. Concentratevi sulle vostre doti migliori per ottenere il massimo con il minimo. Trovate il percorso adatto per apportare cambiamenti nella vostra vita, per avere più risultati con meno fatica e preoccupazioni. Poi agite e siate in grado di cogliere le occasioni che la vita vi riserverà“.

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