
Contrariamente a quanto si crede, un’etichetta “eco” non garantisce un ambiente sano per i bambini. La vera sicurezza sta nel creare un “ecosistema domestico” attivo, usando materiali che gestiscono umidità e inquinanti.
- I mobili economici e le colle del passato rilasciano formaldeide e COV per anni, sostanze legate a problemi respiratori e cronici.
- Materiali naturali come calce-canapa e sughero non solo isolano, ma regolano attivamente l’umidità, prevenendo la formazione di muffe tossiche.
Raccomandazione: Smetti di fidarti del marketing e impara a valutare il comportamento igrotermico dei materiali e a leggere le certificazioni reali sulle emissioni, non solo le etichette generiche.
Come genitore, la salute di tuo figlio è la priorità assoluta. Quando si tratta di ristrutturare la sua cameretta, l’istinto è quello di cercare prodotti etichettati come “naturali”, “ecologici” o “atossici”. Si scelgono vernici all’acqua e si evitano i materiali plastici più evidenti, pensando di aver creato un nido sicuro. Tuttavia, questa è solo la superficie del problema. Molti inquinanti indoor, come la formaldeide e i Composti Organici Volatili (COV), sono invisibili, inodori e si nascondono proprio dove non te lo aspetti: nei collanti dei mobili in truciolato, nelle vernici con certificazioni ingannevoli, e persino sotto un vecchio parquet apparentemente innocuo.
Il punto, quindi, non è semplicemente evitare il “veleno” evidente. Come bio-architetto, la mia esperienza mi ha insegnato che l’approccio più efficace è radicalmente diverso. Invece di sigillare una stanza con materiali inerti sperando che nulla di tossico entri o esca, dobbiamo pensare alla camera come a un piccolo ecosistema vivente. La vera chiave per un ambiente salubre non è sigillare, ma respirare. La soluzione risiede nella scelta di materiali che non solo sono inerti e privi di sostanze nocive, ma che partecipano attivamente a creare un equilibrio, regolando l’umidità, prevenendo la formazione di muffe e garantendo un comfort termico superiore.
In questo articolo, andremo oltre le semplici etichette. Analizzeremo i meccanismi scientifici per cui certi materiali sono pericolosi e altri benefici. Impareremo a riconoscere le trappole del “greenwashing”, a valutare le prestazioni reali di isolanti come il sughero e la calce-canapa, e a capire quando è davvero necessario un intervento drastico. L’obiettivo è darti gli strumenti per fare scelte informate e scientificamente fondate, per costruire non solo una bella cameretta, ma un vero e proprio rifugio di benessere per i tuoi bambini.
Per navigare attraverso questi concetti fondamentali, abbiamo strutturato l’articolo in modo da affrontare ogni aspetto, dai rischi nascosti nei materiali più comuni alle soluzioni più innovative e sicure offerte dalla bioedilizia. Ecco cosa esploreremo insieme.
Sommario: Guida completa ai materiali sani per la cameretta
- Perché i mobili economici rilasciano sostanze nocive per anni dopo l’acquisto?
- Come utilizzare la calce canapa per prevenire la muffa in modo naturale?
- Sughero o lana di roccia: quale isolante naturale garantisce il miglior sfasamento termico estivo?
- L’etichetta “eco” ingannevole che ti fa pagare il 20% in più per un prodotto standard
- Quando rimuovere il vecchio parquet incollato: i segnali di tossicità delle colle anni ’70
- L’errore di sottovalutare l’odore di muffa che causa asma cronica nei bambini
- Quando lo stress blocca le difese: i segnali che il tuo sistema nervoso sta sabotando quello immunitario
- Cappotto termico interno o esterno: quale scegliere per un condominio storico vincolato?
Perché i mobili economici rilasciano sostanze nocive per anni dopo l’acquisto?
Il prezzo allettante dei mobili in truciolato o MDF nasconde un costo invisibile per la salute: il rilascio lento e costante di formaldeide. Questa sostanza chimica è un componente chiave delle resine ureiche, i collanti a basso costo usati per tenere insieme le particelle di legno. Il problema non è l’esposizione acuta, ma quella cronica. A differenza di un odore forte che svanisce, la formaldeide viene emessa per anni, con un picco nei primi mesi ma continuando a inquinare l’aria indoor a livelli più bassi per molto tempo. Questo processo, chiamato “off-gassing”, è accelerato da calore e umidità, rendendo le camerette dei bambini ambienti particolarmente a rischio durante l’estate o in case poco ventilate.
L’esposizione prolungata a bassi livelli di formaldeide è particolarmente insidiosa per l’organismo in via di sviluppo dei bambini. Il loro sistema respiratorio è più sensibile e il loro metabolismo più veloce li porta ad assorbire una quantità maggiore di inquinanti rispetto agli adulti, in relazione al peso corporeo. Non si tratta di un rischio teorico. La formaldeide è classificata come cancerogeno certo per l’uomo (Gruppo 1) dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). Per questo, l’Unione Europea ha introdotto limiti sempre più stringenti: a partire dal 2026, ad esempio, le nuove restrizioni abbasseranno il limite di emissione per i mobili in legno a 0,062 mg/m³ rispetto agli attuali 0,124 mg/m³. Questo dimostra una crescente consapevolezza del pericolo, ma non risolve il problema dei milioni di mobili già presenti nelle nostre case.
La soluzione non è solo “arieggiare di più”. È necessario un approccio proattivo che parta dalla consapevolezza. Prima di acquistare un nuovo arredo, bisogna interrogarsi sulla sua composizione. Un mobile in legno massello, trattato con oli o vernici naturali, è un investimento per la salute. Per i prodotti derivati dal legno, è fondamentale cercare la certificazione E1, che garantisce emissioni di formaldeide al di sotto della soglia di legge, o, ancora meglio, prodotti etichettati come “senza formaldeide aggiunta”. Comprendere la matrice del materiale è il primo passo per costruire un ambiente davvero sicuro.
Piano d’azione: Audit della formaldeide nella cameretta
- Punti di contatto: Elenca tutti i mobili in truciolato o MDF, tappezzerie, moquette e pavimenti laminati presenti nella stanza. Questi sono le potenziali fonti primarie.
- Collecte: Raccogli la documentazione d’acquisto dei mobili recenti. Cerca le etichette o le schede tecniche per trovare menzioni di certificazioni come “E1” o “CARB P2”.
- Coerenza: Confronta i materiali presenti con i principi di una casa sana. Un mobile che emana un odore chimico persistente anche dopo mesi è un segnale di allarme, indipendentemente dall’etichetta.
- Memorabilità/emozione: Osserva tuo figlio. Starnutisce spesso, ha gli occhi arrossati o lamenta mal di testa solo quando è in camera sua? Questi possono essere segnali di un ambiente insalubre.
- Plan d’integrazione: Prioritizza la sostituzione degli elementi più vecchi e di bassa qualità, partendo dal letto e dall’armadio. Nel frattempo, massimizza la ventilazione e usa un deumidificatore per ridurre il rilascio di inquinanti.
Come utilizzare la calce canapa per prevenire la muffa in modo naturale?
La muffa non è solo un inestetismo; è un segnale che l’ecosistema della stanza è in squilibrio. Prospera dove c’è umidità stagnante, spesso su pareti fredde dove il vapore acqueo condensa (i cosiddetti “ponti termici”). La risposta tradizionale è usare pitture antimuffa, che spesso contengono biocidi, sostanze chimiche progettate per uccidere organismi viventi. Un approccio da bio-architetto, invece, non è combattere la muffa, ma toglierle le condizioni per vivere. Qui entra in gioco un materiale antico e straordinariamente efficace: il biocomposito in calce e canapa.
La magia della calce-canapa risiede nel suo eccezionale comportamento igrotermico. A differenza di un intonaco cementizio, che è impermeabile e sigilla la parete, la calce-canapa è macroporosa e altamente traspirante. Funziona come una spugna intelligente: quando l’umidità nell’aria aumenta (ad esempio, di notte con la respirazione), la parete la assorbe; quando l’aria diventa più secca, la rilascia gradualmente. Questo processo di “buffer” igrometrico stabilizza l’umidità relativa dell’ambiente, mantenendola nel range ideale del 50-60%, dove la proliferazione di muffe e acari è inibita naturalmente. Non si tratta di un effetto blando: ricerche hanno dimostrato che l’uso di materiali naturali igroscopici può ridurre i picchi di umidità relativa fino al 40%.
Oltre alla gestione dell’umidità, la calce stessa ha proprietà uniche. Essendo un materiale a pH basico (alcalino), crea una superficie inospitale per la crescita di funghi e batteri. In pratica, la parete si “autodisinfetta” in modo naturale, senza rilasciare alcuna sostanza chimica nociva nell’aria. Lo studio “Effedil”, condotto in Puglia, ha inoltre evidenziato come le soluzioni in calce e canapa migliorino l’isolamento termico fino al 30%, riducendo i ponti termici e quindi le superfici fredde su cui la condensa potrebbe formarsi. Utilizzare la calce-canapa per intonaci o pannelli isolanti significa quindi trasformare le pareti da superfici passive a elementi attivi che contribuiscono a un microclima interno sano.
Sughero o lana di roccia: quale isolante naturale garantisce il miglior sfasamento termico estivo?
Quando si parla di isolamento, la maggior parte delle persone pensa al freddo invernale. Tuttavia, in un clima che si surriscalda, la protezione dal caldo estivo è altrettanto, se non più, importante, specialmente nella camera di un bambino. Qui entra in gioco il concetto di sfasamento termico: la capacità di un materiale di rallentare il passaggio dell’onda di calore dall’esterno all’interno. Un alto sfasamento (idealmente 10-12 ore) significa che il picco di calore del primo pomeriggio raggiungerà la stanza solo a tarda notte, quando la temperatura esterna è già scesa e si può rinfrescare arieggiando.
La lana di roccia, un isolante fibroso di origine minerale, è spesso proposta per le sue buone proprietà di isolamento invernale (bassa conducibilità termica) e per la sua incombustibilità. Tuttavia, per quanto riguarda la protezione estiva, le sue prestazioni sono solo discrete. Il suo limite risiede nel basso calore specifico e nella bassa densità, che le impediscono di “immagazzinare” il calore per lungo tempo. Al contrario, il sughero tostato, un materiale completamente naturale derivato dalla corteccia della quercia, offre prestazioni estive decisamente superiori. Grazie alla sua alta densità e a un calore specifico quasi doppio rispetto alla lana di roccia, il sughero ha una capacità di sfasamento termico molto più elevata.

Come si può vedere nel confronto tra materiali, la vera eccellenza nello sfasamento termico si raggiunge con la fibra di legno ad alta densità, che supera sia il sughero che la lana di roccia. Un’osservazione comune nei forum tecnici specializzati lo conferma.
La fibra di legno per lo sfasamento resta imbattibile. Per quanto riguarda il ‘lambda’ [la conducibilità termica], diciamo che salvo particolari pannelli si equivalgono con valori attorno allo 0,04.
– Forum tecnico Promiseland, Discussione su cappotto in fibra di legno vs sughero
La scelta, quindi, non dovrebbe basarsi solo sul potere isolante invernale (lambda), ma su un’analisi completa del comportamento del materiale durante tutto l’anno. Per la camera di un bambino, garantire notti fresche e riposanti durante le ondate di calore è un fattore di benessere cruciale. In quest’ottica, materiali come il sughero o, meglio ancora, la fibra di legno, rappresentano un investimento superiore per la salute e il comfort abitativo rispetto alla più comune lana di roccia.
| Materiale | Calore Specifico (J/kgK) | Sfasamento termico | Prestazioni estive |
|---|---|---|---|
| Lana di roccia | 840 | Medio | Discrete |
| Sughero | 1600 | Alto | Ottime |
| Fibra di legno | 2100 | Molto alto | Eccellenti |
L’etichetta “eco” ingannevole che ti fa pagare il 20% in più per un prodotto standard
Il “greenwashing” è una strategia di marketing che sfrutta la crescente sensibilità ecologica dei consumatori per vendere prodotti standard a un prezzo maggiorato, ammantandoli di un’aura “verde” che non possiedono. Nel settore dell’arredamento e delle finiture, questo fenomeno è dilagante. Termini generici come “ecologico”, “naturale” o “sostenibile” sono spesso privi di significato legale e non sono supportati da certificazioni verificabili. Un genitore ben intenzionato può quindi finire per pagare un sovrapprezzo per una vernice “eco” che, pur essendo a base d’acqua, potrebbe comunque contenere conservanti, solventi o altri composti organici volatili (COV) in quantità non trascurabili.
Il vero indicatore di salubrità non è un’etichetta generica, ma la presenza di certificazioni specifiche e misurabili che attestano il rispetto di standard rigorosi sulle emissioni. Invece di fidarsi di un logo con una fogliolina verde, un consumatore consapevole deve imparare a cercare sigle e norme precise. Ad esempio, per le vernici destinate alle camerette, la conformità alla normativa europea EN 71.3 (“sicurezza dei giocattoli”) è un’ottima garanzia, poiché impone limiti molto bassi per la migrazione di metalli pesanti e altre sostanze tossiche.
Per andare ancora più in profondità, è utile conoscere altre certificazioni che garantiscono basse emissioni nel tempo. Per verificare la reale salubrità di un prodotto, è consigliabile seguire alcuni passi concreti:
- Verificare le normative sui giocattoli: Assicurarsi che le vernici rispettino la normativa EN 71.3, che garantisce concentrazioni di sostanze nocive molto al di sotto dei livelli considerati tossici.
- Cercare certificazioni sulle emissioni di COV: Sigle come ANSI/BIFMA M7.1:2011 o la certificazione Greenguard indicano che il prodotto è stato testato in camera ambientale e ha dimostrato basse emissioni di composti organici volatili.
- Richiedere la percentuale di bio-rinnovabilità: L’analisi ASTM D6866-18 è uno standard che certifica scientificamente la percentuale di materiale di origine vegetale e rinnovabile in un prodotto, smascherando le vernici a base petrolchimica travestite da “bio”.
In conclusione, l’unica difesa contro il marketing ingannevole è la conoscenza. Ignorare le promesse vaghe e cercare prove concrete, basate su standard e analisi di laboratorio, è l’unico modo per essere certi che il prodotto scelto sia davvero sicuro per la salute dei nostri figli e non solo un’operazione commerciale ben riuscita.
Quando rimuovere il vecchio parquet incollato: i segnali di tossicità delle colle anni ’70
Un bellissimo parquet in legno massello posato decenni fa può sembrare un elemento di pregio da conservare a tutti i costi. Tuttavia, il pericolo non risiede nel legno stesso, ma in ciò che non si vede: le colle utilizzate per la sua posa, specialmente quelle degli anni ’60, ’70 e ’80. In quel periodo, era comune l’uso di adesivi a base di solventi e, soprattutto, di resine che potevano contenere formaldeide o altri composti organici volatili. Come per i mobili in truciolato, queste sostanze non scompaiono con il tempo ma continuano a essere rilasciate lentamente nell’ambiente, contribuendo a un inquinamento indoor cronico.
I segnali di tossicità possono essere sottili. A volte si manifesta con un odore chimico persistente, dolciastro o pungente, che si accentua nelle giornate calde e umide. Altre volte non c’è alcun odore, ma si possono notare problemi di salute inspiegabili nei membri della famiglia, specialmente nei più piccoli che passano molto tempo a giocare sul pavimento. L’esposizione a questi COV può causare irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, mal di testa e, nei casi più gravi, contribuire allo sviluppo di allergie e asma. Il rischio è maggiore quando il parquet mostra segni di usura, sollevamento o fessurazione, poiché queste imperfezioni possono aumentare la superficie di emissione delle colle sottostanti.
La decisione di rimuovere un vecchio parquet non va presa alla leggera, ma deve essere considerata seriamente se si sospetta un problema di salubrità. Le nuove normative europee, che dal 2026 imporranno un limite di emissione di formaldeide di 0,08 mg/m³ anche per i materiali da costruzione e i pavimenti, evidenziano la crescente attenzione verso questo problema. Se si notano i segnali di allarme, la soluzione più sicura è la rimozione completa del vecchio pavimento e del massetto contaminato, per poi procedere con la posa di un nuovo parquet flottante o incollato con adesivi moderni, certificati a bassissime (o nulle) emissioni di COV, come quelli con etichetta EC1 plus.
L’errore di sottovalutare l’odore di muffa che causa asma cronica nei bambini
L’odore di muffa, quel sentore di terra umida e stantio, è molto più di un semplice fastidio olfattivo. È il segnale di allarme di un’invasione biologica in corso. Le muffe sono funghi microscopici che, per riprodursi, rilasciano nell’aria spore e micotossine, composti chimici che possono avere effetti devastanti sulla salute, in particolare su quella dei bambini. Sottovalutare questo segnale è uno degli errori più gravi che un genitore possa compiere, perché l’esposizione cronica a un ambiente contaminato da muffe è una delle principali cause ambientali di problemi respiratori e asma cronica infantile.
Quando un bambino respira le spore, il suo sistema immunitario può reagire in modo eccessivo, innescando un’infiammazione delle vie aeree. Questo può portare a sintomi come tosse persistente, respiro sibilante, congestione nasale e, nei soggetti predisposti, a veri e propri attacchi d’asma. Le micotossine, inoltre, possono avere effetti sistemici, agendo come immunosoppressori o causando irritazioni. La correlazione tra umidità/muffa e patologie respiratorie è scientificamente provata e allarmante. Secondo uno studio dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’inquinamento indoor è responsabile di circa 600.000 decessi prematuri ogni anno in Europa, con il 99% di questi legati a malattie respiratorie.
Recenti ricerche scientifiche stanno mettendo in luce un quadro ancora più preoccupante. Crescenti evidenze, come sottolineato anche dalla Società Italiana di Pediatria, correlano l’esposizione a inquinanti indoor non solo a problemi respiratori, ma anche a un alterato sviluppo neuro-comportamentale, con possibili deficit cognitivi e di attenzione, e persino a un aumentato rischio per alcuni tumori infantili. L’odore di muffa, quindi, non va coperto con deodoranti o candele profumate. Va interpretato come la sirena di un’ambulanza: un segnale che richiede un’azione immediata per identificare la causa dell’umidità, bonificare l’area e, soprattutto, implementare soluzioni preventive, come l’uso di materiali traspiranti, per garantire che il problema non si ripresenti.
Quando lo stress blocca le difese: i segnali che il tuo sistema nervoso sta sabotando quello immunitario
Spesso pensiamo allo stress in termini psicologici, ma esiste anche uno stress ambientale cronico che agisce silenziosamente sul corpo. Vivere in un ambiente con scarsa qualità dell’aria, inquinamento acustico o un microclima inadeguato sottopone il nostro organismo a uno sforzo costante per mantenere il proprio equilibrio. Questo stato di allerta continuo, gestito dal sistema nervoso, finisce per esaurire le risorse del sistema immunitario, rendendoci più vulnerabili a infezioni, allergie e infiammazioni. Per un bambino, il cui sistema immunitario è ancora in fase di maturazione, questo effetto è amplificato.
I segnali che il sistema nervoso sta sabotando quello immunitario a causa di un ambiente “stressante” possono essere sfumati: raffreddori più frequenti, recuperi più lenti, irritabilità apparentemente immotivata, sonno disturbato. Questi sintomi non sono causati direttamente da un singolo virus, ma da un sistema di difesa indebolito che non riesce più a far fronte alle normali minacce esterne. Un ambiente domestico salubre, luminoso e costruito con materiali naturali agisce come un “caricabatterie” per il sistema immunitario. La luce naturale regola il ritmo circadiano, il silenzio acustico permette al sistema nervoso di riposare, e l’aria pulita riduce il carico di lavoro infiammatorio a cui sono sottoposti i polmoni e l’intero organismo.

Questa visione olistica della salute, che lega indissolubilmente il benessere individuale alla qualità dell’ambiente in cui viviamo, si estende anche a una scala più ampia. Come bio-architetto, credo che costruire case sane per le persone sia inseparabile dal costruire in modo sano per il pianeta. La scelta di materiali naturali e a basso impatto energetico non solo migliora la nostra salute, ma riduce la nostra impronta ecologica. Non a caso, il 45% delle emissioni di CO2 in Italia deriva dai consumi energetici delle abitazioni. Creare un ecosistema domestico sano è quindi un atto di cura verso i nostri figli e, allo stesso tempo, un contributo concreto alla salute del pianeta che erediteranno.
Da ricordare
- La formaldeide nei mobili economici viene rilasciata per anni, rappresentando un rischio cronico, non acuto.
- Materiali come calce-canapa e sughero gestiscono attivamente l’umidità, prevenendo la muffa in modo naturale e senza biocidi.
- Lo sfasamento termico estivo è cruciale quanto l’isolamento invernale; fibra di legno e sughero superano nettamente la lana di roccia.
Cappotto termico interno o esterno: quale scegliere per un condominio storico vincolato?
Realizzare un isolamento termico efficace è una delle strategie più importanti per garantire comfort e salubrità. Tuttavia, in un condominio, specialmente se storico e soggetto a vincoli della soprintendenza, la scelta tra un cappotto interno e uno esterno non è banale. Il cappotto esterno è quasi sempre la soluzione termicamente più efficace: avvolge l’intero edificio, elimina la maggior parte dei ponti termici (punti deboli dove il calore si disperde, come balconi e spigoli) e non riduce lo spazio abitabile. Purtroppo, su facciate storiche o decorate, è spesso vietato perché ne altererebbe l’aspetto architettonico.
In questi contesti, il cappotto interno diventa l’unica opzione praticabile. Sebbene tecnicamente inferiore a quello esterno perché non risolve tutti i ponti termici e riduce leggermente la superficie calpestabile della stanza, se ben progettato può comunque portare a benefici enormi. La chiave del successo sta in due fattori: la scelta del materiale e una progettazione meticolosa per la gestione del vapore. Utilizzare materiali non traspiranti come il polistirene (EPS) all’interno è estremamente rischioso: potrebbe intrappolare l’umidità tra l’isolante e il muro freddo, creando le condizioni ideali per condense interstiziali e muffe nascoste. È quindi imperativo usare materiali naturali e altamente traspiranti, come la fibra di legno, il sughero o pannelli in calce-canapa, accoppiati a un freno al vapore igrovariabile che regoli il passaggio dell’umidità in base alla stagione.
Studio di caso: Calce-canapa vs Lana minerale (Università di Bath)
Una ricerca pionieristica condotta presso l’Università di Bath ha messo a confronto diretto le prestazioni di un edificio sperimentale isolato in calce-canapa con un ufficio standard isolato con lana minerale. I risultati sono stati netti: sebbene il valore di conducibilità termica (lambda) fosse simile, il comportamento reale era completamente diverso. L’edificio in calce-canapa ha mostrato una stabilità termo-igrometrica di gran lunga superiore, mantenendo temperatura e umidità interne quasi costanti. Questo dimostra che il solo valore di lambda non è sufficiente a descrivere le prestazioni di un materiale e che la capacità di regolare l’umidità è un fattore chiave per il comfort reale.
Dal punto di vista economico, i materiali ecologici hanno un costo iniziale maggiore rispetto all’EPS, ma rappresentano un investimento sulla salute e sulla durabilità dell’intervento. La scelta finale dipenderà quindi da un’attenta valutazione del contesto, dei vincoli e del budget, ma per la camera di un bambino, la priorità deve sempre essere la salubrità e la sicurezza dell’intervento, privilegiando soluzioni traspiranti che scongiurino il rischio di muffe nascoste.
| Materiale | Spessore | Prezzo al mq | Differenza vs EPS |
|---|---|---|---|
| EPS (polistirene) | 40 mm | 45 €/mq | – |
| Lana di roccia | 40 mm | 50 €/mq | +5 €/mq |
| Fibra di legno | 40 mm | 85 €/mq | +40 €/mq |
| Sughero | 40 mm | 85 €/mq | +40 €/mq |
Ora che hai una visione chiara dei rischi e delle soluzioni, il passo successivo è applicare queste conoscenze al tuo progetto specifico. Per garantire un risultato ottimale e sicuro, è fondamentale affidarsi a un’analisi professionale che possa valutare le condizioni uniche della tua abitazione.
Domande frequenti sui pavimenti tossici
Chi è più a rischio con pavimenti tossici?
Nel caso di pavimenti che emettono sostanze nocive, come alcuni tipi di vinile o laminati con colle a base di formaldeide, chiunque trascorra molto tempo vicino al materiale è più esposto. Questo significa soprattutto i bambini piccoli che gattonano e giocano per terra, così come gli animali domestici.
Quali sono i COV più comuni nei pavimenti?
Nei materiali per pavimentazioni, i Composti Organici Volatili (COV) si trovano comunemente in prodotti come vernici, adesivi, finiture e impregnanti. La formaldeide, in particolare, può essere presente sia negli strati di base dei parquet laminati sia negli adesivi usati per la posa.
Dove si trova la formaldeide nei pavimenti?
La formaldeide può essere un componente delle resine usate nello strato di base di molti pavimenti in laminato o parquet ingegnerizzato. Inoltre, è storicamente presente nelle emissioni degli adesivi utilizzati per incollare pavimenti in vinile o parquet tradizionali, soprattutto in installazioni più datate.